Regia: Terry Gilliam
RECENSIONE
Dopo 25 anni di produzione a dir poco travagliata, finalmente è uscita l'interpretazione in chiave comica e, come sempre, grottesca del mitico regista Terry Gilliam, ex componente dello storico gruppo Monty Python nonché regista del cult Brazil e altri grandi film, della celeberrima storia di Don Quixote.
La domanda che sorge spontanea, considerate la lunga attesa, la storia che lo ha reso cult già prima che uscisse e le numerose speculazioni che lo hanno accompagnato nel corso degli anni, è non solo se il film meritasse di essere finito (e la risposta è sempre sì perché ogni film bello o brutto che possa essere, merita di essere visto da un pubblico), ma anche se tutta questa difficile e complessa lavorazione avesse influito negativamente sul profitto finito.
Purtroppo la risposta è anch'essa un sì.
Il film ha un inizio perfetto, che cattura subito l'attenzione dello spettatore catapultandolo immediatamente nella storia e abituandolo già dai primi minuti al timbro costantemente in bilico tra il comico e il grottesco con il quale praticamente ogni film di Gilliam viene da lui caratterizzato; purtroppo però più il tempo passa, più la storia prosegue e più che il film si perde in sé stesso in un nodo sempre più stretto ed irreparabile di strade imboccate e strade abbandonate in quanto al proseguimento della trama.
La difficoltosa produzione ha portato a degli enormi problemi nella scrittura e soprattutto nella narrazione all'interno dell'intera pellicola, che appare confusa, confusionaria e indecisa su quale genere appartenere, finendo per staccare da genere a genere in maniera fastidiosamente netta: drammatico poi comico poi parodistico, ma mai riuscendo né a far prediligere uno di questi, né ad amalgamare i vari generi che sceglie di seguire.
Fa confusione anche con le varie sottotrame che vanno ad incatenarsi in maniera forzata e poco chiara, finendo per far perdere nella confusione totale anche la trama principale, che infatti finisce per risultare quasi assente, o meglio raccontata in maniera da farla sembrare tale, proprio perché imbocca troppe strade senza accorgersi di aver lasciato quella precedente senza averla prima conclusa o collegata.
Il film si conclude con un finale altrettanto confuso e assolutamente mal contestualizzato, che lascia lo spettatore alla fine della visione con più domande che risposte, tanto dispiacere e un pizzico di frustrazione.
Un vero peccato perché la regia del punto di vista visivo riesce in diversi tratti a stupire, con varie inquadrature e scene suggestive, tecnicamente impeccabili ed inventive; anche la fotografia, con i suoi splendidi colori e la sua luce ben calibrata, e la colonna sonora irriverente provano a rendere il tutto più piacevole ed in parte ci riescono, viste anche le ottime interpretazioni, ma la confusione la fa da padrone.
Giudizio complessivo: 5+
Buona visione,
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